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Tecniche per individuare i nidi di pernici: i segnali che aiutano a non disturbare la fauna

Matteo Frallonardidi Matteo Frallonardi· 20/08/2026 11:10
Tecniche per individuare i nidi di pernici: i segnali che aiutano a non disturbare la fauna

Rallenta il passo. Controlla i bordi erbosi e le stoppie alte. Se una femmina parte bassa e si posa dopo pochi metri, o noti una piccola conca tra ciuffi di gramigna e rovi bassi, sei vicino a un nido: cambia rotta, allarga il giro e lascia campo libero.

Stagione e habitat

Il periodo critico va da fine aprile a luglio, con schiuse fino ad agosto nelle annate tardive. Le pernici nidificano a terra, al riparo di erbe alte, cespugli spinosi, scarpate asciutte.

Preferiscono i margini: tra seminativi e incolti, ai bordi di carrarecce poco battute, sui dossi asciutti e assolati. Dove il prato è eterogeneo, con ciuffi alternati a radure, aumenta la probabilità.

In collina e Appennino, le coturnici scelgono rupi calde e versanti sassosi con ginepri e biancospini. In pianura, la starna punta siepi, stoppie e erba medica alta.

Segnali sul terreno

I segni sono minuti. Servono occhio e luce radente del mattino.

  • Conca a coppetta: 12–18 cm, foderata di erbe secche. Spesso nascosta sotto un ciuffo piegato a tetto.
  • Piumette fini: poche, color sabbia o grigio-bruno. Indizio discreto ma affidabile.
  • Gusci schiusi: frammenti sottili, bordo frastagliato verso l’esterno. Mai toccarli.
  • Tracce di ingresso: erba lucidata da passaggi radenti, micro-corridoio sotto i gambi.
  • Fecce fresche: piccole, cilindriche, verde-oliva nei pressi ma non sul nido.

Se due o tre indizi coincidono nello stesso metro quadro, è tempo di deviare con decisione.

Comportamento della femmina

La femmina protegge con astuzia. Il segnale più chiaro è la fuga breve e bassa: parte a ventaglio, si posa a 20–40 metri e resta nervosa. A volte finge un’ala rotta per attirarti via. Non inseguirla.

Osserva i rientri serali: passaggi radenti e silenziosi verso lo stesso ciuffo, sempre controvento. Se capita due sere di fila nella stessa zona, lì c’è qualcosa di importante.

Il ruolo del cane

Un cane esperto “lega” su efluvio caldo ma incerto, con testa bassa, zig-zag stretti, coda che cala. La filata si interrompe senza ferma netta: tipico di nido vicino. È il momento di richiamare e allargare.

Imposta il cane su passaggi larghi nei mesi di cova. Evita di battere ripetutamente i margini più sporchi. Premia l’obbedienza al richiamo; punire la curiosità aumenta la pressione sul selvatico.

Osservazione e mappatura

Binocolo compatto a 8x per leggere micro-movimenti tra gli steli. Passi lenti, bastone a indicare il terreno, mai spostare cespi o rovi. La luce laterale svela conche e corridoi di passaggio.

Segna i “punti sensibili” su una mappa offline o GPS con un’icona neutra. Evita coordinate pubbliche. Crea corridoi di esclusione per tutto il mese successivo. In squadra, condividi solo a voce e a fine giornata.

Cosa fare quando capisci di essere vicino

  • Fermati e arretra di tre passi lenti, sulla stessa traccia.
  • Richiama il cane a piede, guinzaglio lungo se necessario.
  • Descrivi un ampio semicerchio sopravento, 30–50 metri dal punto.
  • Segna mentalmente un limite per i prossimi giorni.
  • Non toccare, non fotografare da vicino, non “controllare domani”.

Errori da evitare

  • Spazzolare i margini “per vedere se parte qualcosa”.
  • Sostare a lungo su un punto caldo. Il calore del corpo attira predatori.
  • Usare droni o quad in periodo di cova.
  • Lasciare odori forti (repellenti, carburante, esche per cani).
  • Confondere posatoi di fagiani con nidi: il posatoio non ha conca e mostra più deiezioni.

Segnali secondari che valgono oro

Dopo la pioggia, la conca drena e resta meno lucida del contorno: micro-ombra regolare. Con vento teso, la femmina preferisce il lato sottovento di un dosso: osserva da valle.

Nel grano alto, cerca steli piegati a raggera con centro asciutto. Nei calanchi, piccoli ripari dietro zolle dure e cespi di salsola.

Etica e norme

La tutela dei nidi non è solo buon senso: è obbligo. La Legge 157/1992 protegge la riproduzione della fauna selvatica omeoterma. La Direttiva Uccelli impone di evitare il deterioramento dei siti di nidificazione. Chi pratica la caccia, l’addestramento del cane o una semplice uscita con bastone deve impostare i percorsi in modo da non comprimere le aree di cova e di pulcini. È la differenza tra una stagione che tiene e una che crolla.

Dalle creste pistoiesi ho imparato che le pernici parlano piano. Leggere il terreno, fidarsi del cane e saper rinunciare a un varco è il modo migliore per rivederle in ottobre. La tradizione resiste solo se la primavera resta in pace.

Matteo Frallonardi
Matteo Frallonardi

Matteo Frallonardi pratica la caccia da quando aveva vent’anni, seguendo le tradizioni montane appenniniche del pistoiese. Negli anni ha guidato diversi gruppi di cacciatori e racconta storie di battute e di selvaggina, ponendo molta attenzione al rispetto della natura.