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Cosa fare se incontri un animale ferito durante la caccia? Procedure chiarezza e responsabilità

Matteo Frallonardidi Matteo Frallonardi· 30/08/2026 10:21
Cosa fare se incontri un animale ferito durante la caccia? Procedure chiarezza e responsabilità

Fermati, scarica l’arma e metti in sicurezza la zona. Non avvicinarti all’animale e tieni il cane al guinzaglio. Chiama subito le autorità competenti indicando luogo, specie e condizioni.

Metti in sicurezza il terreno

Allontana i compagni dalle linee di tiro. Scarica, apri l’otturatore, inserisci la bandierina di sicurezza. Valuta vento, pendenze, presenza di strade e case. Fissa un perimetro e segnalalo con nastro visibile.

Se l’animale è vicino a un sentiero o a un’abitazione, presidia a distanza e avvisa chi sopraggiunge. Il cane resta legato. Niente rincorse improvvisate. Nel dubbio, aspetta istruzioni.

Chi chiamare e cosa dire

Contatta il 112 e chiedi di parlare con Polizia Provinciale o con i Carabinieri Forestali. Se disponibile, rintraccia anche il CRAS locale tramite centrale operativa o ASL veterinaria.

Comunica con precisione: coordinate GPS, punto di accesso più vicino, specie presunta, dimensioni, stato apparente (sanguina, respira affannosamente, non si muove), rischi per persone e traffico. Indica se l’animale è cacciabile o protetto e se l’evento è connesso a un’azione di caccia.

Rimani raggiungibile. Se la copertura è scarsa, invia posizione tramite SMS e resta sul posto finché non vieni sostituito da personale autorizzato.

Intervento sul posto: limiti e permessi

Non toccare la fauna selvatica. Il trasporto e la detenzione non autorizzati sono sanzionati. L’abbattimento di misericordia è consentito solo quando rientra in un’azione di caccia legittima, in totale sicurezza e secondo i regolamenti regionali. Altrimenti decide l’autorità intervenuta, anche per l’eventuale soppressione veterinaria.

Ricorda il quadro normativo: la Legge 157/1992 tutela la fauna come patrimonio indisponibile dello Stato. Le Regioni disciplinano tempi, modalità e figure abilitate al recupero. Agire fuori procedura espone a responsabilità penali, amministrative e al ritiro del porto d’armi.

Tracciatura e recupero del capo ferito

Se il ferimento è avvenuto durante una tua azione di caccia regolare, segna subito il punto di sparo, l’impatto e la direzione di fuga. Osserva il terreno: sangue, peli, schegge d’osso, tessuti. Non inseguire a caldo: attendi il tempo congruo in base al tipo di colpo stimato.

Chiama un conduttore con cane da traccia abilitato. Procedi lento, su lunga, in silenzio. Evita di contaminare la pista. Se la traccia entra in fondi privati, chiedi il consenso o avvisa l’autorità. Al calare della luce, valuta la sospensione e riprendi all’alba, notificando la posizione.

Errori da evitare

Gli sbagli pesano più del piombo. Ecco quelli da non fare.

  • Spostare o caricare in auto un selvatico protetto o senza autorizzazione.
  • Sparare un colpo di finitura senza cono di sicurezza certo e senza titolo.
  • Pubblicare foto dell’animale agonizzante: è irrispettoso e controproducente.
  • Inseguire con il cane libero, forzando un animale già allo stremo.
  • Allontanarsi senza avvisare nessuno: lasciare il problema ad altri è irresponsabile.

Responsabilità e conseguenze

Tre piani: penale, amministrativo, civile. Il primo scatta per maltrattamento o detenzione illecita; il secondo per violazioni venatorie e regolamenti locali; il terzo per danni a cose o persone durante l’intervento. Le sanzioni variano per regione, ma il ritiro o la sospensione della licenza è un rischio concreto.

Dopo l’evento: traccia documentale e formazione

Redigi un breve rapporto: data, ora, coordinate, specie, dinamica, autorità contattate, esito. Conservalo con il tesserino. In squadra, debriefing a caldo: cosa ha funzionato, cosa migliorare.

Prevenire è meglio che recuperare. Cura la taratura dell’ottica, scegli munizioni adeguate, allena il respiro. Dedica tempo alla conoscenza dell’anatomia della selvaggina. Investi in un cane da traccia e nella tua formazione su primo intervento e normativa locale.

Parlo da capocaccia cresciuto sull’Appennino pistoiese: rispetto e sangue freddo fanno la differenza. Quando la selvaggina soffre, il cacciatore responsabile risponde con procedure chiare, tempi giusti e la legge in testa. È così che si onora la montagna e la nostra tradizione.

Matteo Frallonardi
Matteo Frallonardi

Matteo Frallonardi pratica la caccia da quando aveva vent’anni, seguendo le tradizioni montane appenniniche del pistoiese. Negli anni ha guidato diversi gruppi di cacciatori e racconta storie di battute e di selvaggina, ponendo molta attenzione al rispetto della natura.