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Luoghi migliori per la lepre in Italia centrale: dove la caccia vale il viaggio

Francesco Berlanottidi Francesco Berlanotti· 14/08/2026 08:05
Luoghi migliori per la lepre in Italia centrale: dove la caccia vale il viaggio

La lepre in Italia centrale regala giornate di caccia che valgono il viaggio, se sai leggere il territorio e rispettare i calendari. Da cronista di campagna con anni di cani da seguita lungo il Po, so che i comprensori giusti esistono e vanno affrontati con metodo. Qui rispondo alle domande che ricevo più spesso, con l’occhio di chi vuole tornare a casa stanco, pulito nei comportamenti e con la memoria piena di passate.

Dove si trovano le migliori zone per la lepre in Italia centrale?

Le aree più costanti si concentrano tra Toscana interna, Umbria collinare, Marche settentrionali e la Tuscia viterbese. Mosaici agricoli con seminativi, incolti e siepi offrono coperture e cibo, creando corridoi ideali per la lepre. I rilievi dolci preappenninici sono una garanzia quando pioggia e vento giocano a favore.

In Toscana spiccano le colline maremmane e senesi, dove stoppie, erba medica e filari si alternano a quercete rade. In Umbria, l’Alto Tevere e i Colli Martani uniscono pascoli asciutti e macchie, con canalette e fossi che trattengono umidità utile per la traccia mattutina. Nelle Marche, il Montefeltro collinare e la Vallesina offrono versanti lavorati e calanchi con erbe basse; il Lazio risponde con la Maremma laziale e la Sabina, dove terreni sciolti, uliveti e stoppie creano un terreno amico dei cani. Ovunque, evita gli altipiani troppo aperti o i boschi chiusi: la lepre ha bisogno di transizioni, non di monotonia.

Quali ATC di Toscana, Umbria, Marche e Lazio meritano davvero un viaggio?

Gli Ambiti Territoriali di Caccia più interessanti sono quelli che investono in ripopolamenti mirati e tutela delle siepi. Verifica sempre portali e bacheche degli ATC, perché mobilità, giornate disponibili e quote ospiti cambiano di stagione in stagione. L’accesso spesso è contingentato e serve prenotare con anticipo.

In Umbria, gli ATC dell’Alto Tevere e dell’area Martani-Tuderte storicamente alternano buone densità e gestione attiva dei corridoi ecologici. In Toscana, gli ATC del grossetano e del senese collinare restano tra i più regolari quando l’annata agricola non è estrema. Nelle Marche, i comprensori del pesarese e dell’anconetano collinare mantengono una tradizione forte di caccia alla seguita; nel Lazio la Tuscia viterbese ha calendari attenti e habitat ben assortiti. Chiedi sempre del carniere specifico, dei giorni di silenzio e delle eventuali zone di ripopolamento e cattura: oltre a essere regole, sono indicatori di qualità gestionale.

Quando è il periodo migliore e come incidono i piani faunistici?

Dalla seconda metà di settembre a fine ottobre trovi tracciatura nitida e selvatici non ancora stressati. Le prime brinate di novembre esaltano il lavoro dei cani ma accorciano le finestre attive. I Piani Faunistico-Venatori locali definiscono giorni, carnieri e aree interdette: rispettarli è strategia, oltre che obbligo.

I calendari regionali, emanati nel solco della Legge quadro sulla caccia 157/1992, si appoggiano ai pareri tecnico-scientifici di ISPRA. Questo significa che variazioni meteo, siccità o annate agricole particolari possono portare ad aperture prudenti o limiti più stretti. Tieniti aggiornato su deroghe e comunicazioni degli ATC: a volte spostare l’uscita di una settimana vale più di qualunque dritta.

Che habitat preferisce la lepre e come leggo il territorio sul campo?

La lepre predilige un mosaico: coltivi a rotazione, erba medica, stoppie, margini cespugliati e fossi con copertura bassa. Evita il bosco fitto e le superfici uniformi: la qualità sta nei bordi e nelle transizioni. Al mattino cerca piani leggermente ventilati che asciughino la rugiada senza disperdere gli effluvi.

Osserva le “passate” sui crinali dolci e le entrate nelle macchie a mezzacosta. Le rosate fresche e i giacigli pressati nell’erba dicono molto se letti con luce radente. Nelle giornate calde, la lepre tende a tenere il lato ombroso dei campi, sfruttando canalette e capezzagne; con vento teso, preferisce valloni riparati. Muoviti in silenzio, fai lavorare i cani controvento e concedi pause per reidratarli: l’olfatto rende solo con mucose fresche e ritmo costante.

Come organizzo una battuta etica e legale senza brutte sorprese?

Parti dai documenti: porto d’armi valido, assicurazione, tesserino venatorio, eventuale quota ATC e prenotazioni. Studia carte e limiti: confini ATC, ZRC, oasi, parchi e aree Natura 2000; basta una traccia GPS offline per evitare sconfinamenti. Carniere, giorni consentiti e orari sono il tuo binario: rispettarli ti fa dormire sereno e tutela il futuro del selvatico.

Gestisci il colpo con responsabilità: identifichi bene, tiri entro la tua distanza certa, recuperi con metodo. Se sbagli, lo dichiari ai compagni e imposti il cane sul riporto della traccia con calma. Tenere le strade pulite, salutare gli agricoltori, chiudere i cancelli: piccole attenzioni che aprono le porte la volta dopo.

Quali cani lavorano meglio sulle lepri appenniniche?

I segugi italiani, a pelo raso o forte, restano una garanzia per voce, naso e tenuta di traccia. Beagle e segugi francesi di taglia contenuta gestiscono bene versanti e calanchi, con gamba svelta e testa fredda. In Appennino paga la coppia affiatata più del muta numerosa: sincronia e obbedienza valgono chilometri risparmiati.

Dalla Bassa padana ho imparato che il cane “intelligente” sceglie l’ombra, beve spesso e non si fa ingannare da svolazzi di vento. Allenalo su terreni misti, alterna piste vecchie e fresche, premia la voce pulita nei cambi di direzione. Collare GPS con soglia di vibrazione leggera, fischietto corto e richiamo coerente: l’ordine conta più del volume.

Che impatto hanno meteo e altitudine sulle uscite nell’Appennino centrale?

Umidità notturna e brezza leggera del mattino migliorano la leggibilità della passata. Vento forte e suolo cotto dal sole confondono l’emanazione e stancano in fretta i cani. Tra 200 e 700 metri trovi spesso il miglior equilibrio tra coperture e coltivi; oltre, il bosco chiude e la lepre si fa rara.

Dopo piogge deboli-notturne, entra tardi sui versanti esposti a est; con nebbia, lavora a mezzacosta per tagliare la coltre. In annate siccitose, prediligi fossi umidi, medica irrigua e margini di tartufaie o noccioleti, dove microclima e insetti tengono l’erba viva.

Cosa metto nello zaino per una giornata leggera ma efficace?

Essenziale, non minimal: acqua per cane e cacciatore, ciotola ripiegabile, kit prime cure, nastro bianco per segnalare il recupero. GPS con mappe offline, power bank, fischietto, una bandana arancione alta visibilità. Per l’arma, borraccia sling o cinghia comoda: fine giornata, le spalle ringraziano.

Porta anche sacchetti per cartucce esauste e una piccola spazzola per togliere semi e ariste dal pelo dei cani. Un quaderno o app note per segnare meteo, vento, ore di voce e punti caldi: la memoria scritta è il miglior cane che avrai la prossima stagione.

Domande rapide

  • Serve prenotare l’accesso come ospite in un ATC fuori regione? – Quasi sempre sì: verifica portale ATC e rispetta quote e giornate.
  • Quante lepri posso abbattere al giorno? – Dipende dal calendario e dal carniere locale: controlla il tesserino prima di uscire.
  • A che età porto il giovane segugio su lepre vera? – Dopo solide basi su pista artificiale e obbedienza: spesso dai 10-12 mesi in su.
  • Come evito di disturbare caprioli e fagiani? – Marcia lenta, cani sotto controllo, no passaggi in aree di rifugio e niente tiri su sagome dubbie.
  • Come gestisco un animale ferito? – Segnala il punto, chiama rinforzi, fai lavorare il cane con calma e rispetta protocolli dell’ATC.
Francesco Berlanotti
Francesco Berlanotti

Francesco Berlanotti, cacciatore per passione, partecipa regolarmente a battute collettive lungo il Po. Fin da ragazzo si occupa dell’addestramento dei cani da caccia e delle pratiche di gestione della selvaggina nei territori della Bassa padana.